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Leggére imbarcazioni reggono
meglio il mare di un transatlantico. Nel 2004 ho deciso di registrare
ufficialmente la testata bimestrale di poesia “Edizione dell’Autrice” dopo
che da qualche anno distribuivo le mie raccolte con lo stesso titolo e lo stesso formato e
questo era già il mio veicolo di poesia: ho affidato questa abitudine
artigianale ad una formula che ne dà memoria e tutela, avendo per finalità
istitutiva la comunicazione in forma integralmente poetica.
Questo è il modo migliore
che ho trovato per rendere pubblico – pubblicare – quello che scrivo,
stampandolo in proprio con il desiderio che viaggi oltre ogni confine, nel
rispetto del mio metabolismo creativo e delle modalità grafiche e
distributive da me scelte, per mettere al mondo la funzione poetica che mi è
essenziale nel rispetto dei tempi e dei modi della mia propria maternità
creativa, recuperando con ciò il senso pieno del significare attraverso la
poesia.
Non è possibile
trattenere ciò che è nato per andare nel mondo, se non a rischio di
contaminare le altre creature che hai dentro. Nella scrittura poetica
confluisce un mare di cose che diventano senso comune nel loro aspetto più
eccezionale, chi scrive è un tramite, il pensiero che trova forma chiede di
uscire secondo i ritmi del suo naturale venire al mondo: la nascita non può
che avvenire nel giusto tempo di chi la vive.
Un numero all’ anno è
dedicato ad altre autrici e altri autori, e dà conto di incontri avvenuti su
relazioni effettivamente instaurate all’interno delle diverse comunità
poetiche: lo scambio consente la verifica della propria scrittura, il
confronto permette di precisarne meglio - in primis a se stessi/e - il
senso, così si affina in noi la poesia come veicolo primario di
partecipazione. Nonostante tutto, resto convinta che l’incontro possieda
preziose qualità intrinseche e irripetibili.
La testata ha una distribuzione “eventuale”, legata all’occasione di
eventi che desidero in questo modo implementare con diverse modalità di
scambio, tra le quali l’offerta di scrittura in cambio di ascolto
partecipato, essendo oggi quest’ultimo la materia più rara, oppure
scrittura in cambio di lettura ad alta voce dei testi donati. Lo scambio,
nel piacere reciproco, fa rinascere e cura la funzione comunicativa.
La rivista, autoprodotta
e completamente autofinanziata, è edita in forma cartacea
formato A4 piegato a due colonne, stampata fronte retro, punzonata
artigianalmente, in un certo numero numerata e firmata. Nella
versione digitale a due colonne in
pdf si affida ai destinatari, per ulteriore diffusione. Unica condizione alla fruizione è la ri/conoscenza,
che implica la conservazione della testata nella sua integrità e, in caso di
citazione, la nominazione della testata madre.
(Antonella Barina)
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